Il trattamento con oli naturali è uno dei metodi di finitura più antichi e ancora oggi largamente praticato nei laboratori di restauro italiani. A differenza delle vernici filmogene, gli oli penetrano nelle cellule del legno, rinforzandole dall'interno senza creare una barriera superficiale impermeabile. Il risultato è un aspetto meno lucido ma più integrato con la materia, che consente al legno di adattarsi alle variazioni di umidità ambientale.
Olio di lino
L'olio di lino crudo è il prodotto di riferimento per il trattamento del legno nella tradizione artigianale italiana. Ha una buona capacità di penetrazione e forma un film flessibile che protegge dalle variazioni igroscopiche. Lo svantaggio è il tempo di essiccazione: nelle condizioni normali (temperatura 20°C, umidità relativa 50%), un strato sottile richiede dalle 12 alle 24 ore per asciugarsi a contatto. Strati troppo spessi non essiccano mai completamente e rimangono appiccicosi.
- Adatto a: quercia, noce, ciliegio, olmo.
- Meno indicato per: legni bianchi porosi (pioppo, tiglio) che tendono a scurirsi eccessivamente.
- Applicazione: pennello o panno di cotone, strati sottili ripetuti.
Attenzione: I panni impregnati di olio di lino possono autocombustarsi per reazione esotermica con l'ossigeno dell'aria. Dopo l'uso, stenderli all'aperto su una superficie non infiammabile fino alla completa essiccazione, poi smaltirli come rifiuto oleoso.
Olio di tung
L'olio di tung (estratto dai semi dell'albero Vernicia fordii) esicca più rapidamente dell'olio di lino e forma uno strato superficiale più duro. È resistente all'acqua e agli acidi leggeri, caratteristiche utili per piani di tavolo e superfici a contatto frequente. In commercio si trova sia puro che in formulazioni diluibili con essenza di trementina.
- Adatto a: superfici soggette a usura, legni duri come teak, iroko, rovere.
- Compatibile con la cera d'api come strato di finitura finale.
- Diluizione consigliata al primo strato: 10–15% con essenza di trementina naturale.
Cera d'api
La cera d'api non è un olio ma viene spesso abbinata come passo finale ai trattamenti oliosi. Applicata su un legno già impregnato di olio, crea uno strato di protezione superficiale che migliora la scorrevolezza al tatto e dà un aspetto satinato. Non penetra in profondità e richiede manutenzione periodica (in genere annuale).
Si applica sciolta a caldo o come pasta con essenza di trementina. Su mobili antichi italiani, in particolare quelli in noce piemontese e castagno toscano, è storicamente il trattamento più diffuso nei restauri conservativi.
Differenze tra legni duri e teneri
I legni con alta densità (rovere, noce, ciliegio) assorbono l'olio lentamente e in modo uniforme. I legni teneri e porosi (pino, abete, pioppo) assorbono rapidamente le prime mani e richiedono una prima applicazione molto diluita per evitare aloni scuri nei nodi e nelle zone di endgrain.
Per l'endgrain (le sezioni di testa dei pannelli), è consigliato applicare una mano molto diluita come saturazione preliminare, attendere l'assorbimento e ripassare con il prodotto puro solo dopo che la superficie smette di assorbire ulteriore materiale.
Procedura di applicazione
- Levigare la superficie fino a P220–P240 e rimuovere tutta la polvere.
- Applicare il primo strato di olio diluito con un panno senza pelucchi, seguendo il filo del legno.
- Attendere 15–20 minuti e rimuovere l'eccesso con un panno pulito asciutto.
- Lasciare essiccare completamente (le tempistiche variano per prodotto).
- Levigare leggermente con P320–P400 per ridurre il sollevamento delle fibre.
- Applicare il secondo strato seguendo la stessa procedura.
- Ripetere per 2–4 strati totali, a seconda del risultato desiderato.
Riferimenti
- Opificio delle Pietre Dure – Firenze: opificiodellepietredure.it
- Consiglio Nazionale dei Chimici, Italia: chimici.it